Blog
Tu vai che puoi
Ci sono progetti che nascono da un bisogno.
Altri nascono da un’intuizione.“Tu vai che puoi” (acronimo T.V.C.P.) nasce da entrambe le cose.
Un nome evocativo, diretto, potente.
Un messaggio chiaro: l’accessibilità non è un favore, è una possibilità concreta.Il progetto, fondato da Deborah e Matteo, si propone come un’equipe multidisciplinare che affronta il tema dell’inclusività, della valorizzazione del potenziale e della cura della persona attraverso un approccio clinico e tecnico integrato.
Un modello multidisciplinare: clinici + tecnici
Da oltre 10 anni lavorano nel mondo della disabilità, in ambito ospedaliero e territoriale.
Durante la loro esperienza hanno riscontrato un problema ricorrente:
la mancanza reale di accessibilità nelle strutture ricettive.
Il risultato?
Quello che definiscono “effetto sorpresa negativo”: luoghi dichiarati accessibili che, nella pratica, non lo sono.
Da qui nasce l’idea di:
-
Segnalare e valutare strutture inclusive (Turismo Inclusivo)
-
Creare un progetto clinico con un’equipe composta da 7 professionisti
-
Collaborare con architetti, geometri e ingegneri per realizzare spazi realmente accessibili
Perché la vera inclusione nasce dall’incontro tra competenza clinica e progettazione tecnica.
ALL INCLUSION SCALE 1.0: andare oltre la normativa
Grazie alla loro scala di valutazione proprietaria, ALL INCLUSION SCALE 1.0, riescono ad andare oltre i semplici parametri di legge.
L’obiettivo non è solo rispettare le norme, ma creare:
-
Bellezza
-
Funzionalità
-
Adattabilità
-
Inclusione reale
Essendo clinici, il loro approccio è scientifico e basato su dati concreti.
Conoscono le differenze tra:
-
Carrozzina manuale ed elettronica
-
Diverse progressioni patologiche
-
Necessità motorie specifiche
E questo cambia radicalmente il modo di progettare gli spazi.
Turismo inclusivo: quali problemi emergono davvero?
Spesso si parla solo di barriere architettoniche.
Ma secondo TVCP il primo grande ostacolo è un altro:
1️⃣ Le barriere sociali e comunicative
Formazione e cultura fanno la differenza.
2️⃣ Le barriere architettoniche
Non sempre servono grandi opere edilizie: spesso bastano progettazione consapevole e piccoli accorgimenti.
Un altro punto critico?
La scarsa attenzione ai servizi comuni:
-
Piscine
-
SPA
-
Spiagge
-
Aree relax
Perché una vacanza non è chiudersi in camera, ma vivere esperienze.
Progettazione inclusiva: cosa non può mancare
Secondo Deborah e Matteo, due elementi sono il fulcro di tutto:
-
Spazi di manovra
-
Pendenze corrette
Ma per essere davvero inclusivi serve qualcosa in più: l’universal design.
Non basta rendere uno spazio accessibile. Bisogna evitare di “ospedalizzarlo”.
Un bagno inclusivo deve essere:
-
Funzionale
-
Bello
-
Accogliente
-
Progettato con gli accessori giusti, nel posto giusto
La bellezza funzionale è la chiave.
Il sogno di Tu vai che puoi
Creare una rete solida di collaboratori che condividano la stessa missione:
-
Portare l’inclusione nel turismo
-
Collaborare con grandi catene alberghiere
-
Diffondere una cultura tecnica dell’accessibilità
Perché l’Italia – e il mondo – hanno bisogno di un turismo davvero aperto a tutti.
Perché questa storia è importante anche per i progettisti
Per chi progetta spazi pubblici, residenze o strutture ricettive, il messaggio è chiaro:
L’accessibilità non è solo normativa.
È metodo.
È conoscenza clinica.
È collaborazione.
Ed è proprio nell’incontro tra competenze – cliniche e progettuali – che nasce la vera inclusione.
